Il termine dei 180 gg era una caratteristica tutta italiana, chiesta come deroga temporanea dall’Italia sul regolamento di Basilea 2, per far fronte ai noti ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione verso le imprese, oltre che tra le aziende stesse, soprattutto a seguito dell’attuale crisi economica.
Ecco dunque per le imprese un nuovo problema a cui pensare e che senza dubbio aggiungerà una nuova preoccupazione alle tante già in essere. E anche per le banche le cose non vanno meglio.
Se infatti ora alle aziende è richiesto di rientrare più rapidamente dai fidi necessari ad evitare una segnalazione in Centrale Rischi, con conseguente peggioramento del proprio merito di credito, anche le banche si troveranno verosimilmente ad avere crediti che andranno in sofferenza più rapidamente, e questo minaccerà la salute dei bilanci bancari, costringendo ad un accumulo di maggiori riserve patrimoniali.
Dal lato imprese è quasi certo che le vittime maggiori della piena applicazione regolamentare di Basilea 2 saranno le piccole e piccolissime, quelle realtà imprenditoriali, molto diffuse nel nostro paese, che più di tutte sono intrappolate in una rete di clienti o inadempienti, pagando lo scotto di diventare a loro volta dei cattivi pagatori nei confronti del sistema bancario, che li “punisce” riducendone il merito di credito.
E’ un circolo vizioso che sembra senza soluzione di continuità.
Senza dubbio le sofferenze sono in continuo aumento, anche se nel contesto attuale risulta sempre più difficile tracciare una netta distinzione tra sofferenze dovute dalla piena applicazione dei regolamenti di Basilea 2 ed effetti diretti del periodo di crisi in atto.
Dalle ultime rilevazioni statistiche di Banca d’Italia (cfr. Bollettino Economico n. 67 di gennaio 2012) emerge che in Italia l’attività industriale si è indebolita, sono peggiorati i giudizi delle imprese sul quadro congiunturale e sulle prospettive a breve termine. La redditività operativa delle aziende è rimasta invariata e si è ridotto l’autofinanziamento. Sono aumentate le difficoltà di accesso al credito bancario e risultano elevate le tensioni sul fronte della liquidità. Secondo le risposte fornite in ottobre dalle banche italiane nell’indagine trimestrale sul credito bancario nell’area dell’euro (Bank Lending Survey), nel terzo trimestre del 2011 i criteri di erogazione dei prestiti alle imprese avevano registrato un sostanziale irrigidimento a seguito soprattutto delle difficoltà di raccolta. Sia l’indagine mensile dell’Istat sia quella trimestrale condotta in dicembre dalla Banca d’Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore hanno indicato un forte aumento della quota di imprese che ha segnalato un peggioramento delle condizioni di accesso al credito. Secondo l’indagine trimestrale, tale quota ha raggiunto il 49,7 per cento in dicembre, dal 28,6 in settembre; un valore superiore a quello registrato alla fine del 2008 nella fase più acuta della crisi finanziaria.
In questo difficile contesto economico – finanziario, esistono numerosi strumenti operativi in grado di supportare le imprese a superare il difficile momento. Si pensi, ad esempio, alle moratorie sui crediti nate dagli accordi ABI-Confindustria degli ultimi mesi o alle azioni di supporto prestate da diverse associazioni provinciali degli industriali su tutto il territorio nazionale con strumenti di check up aziendale (desk del credito, fascicoli informativi da presentare alle banche, autovalutazioni del rating, strumenti di supporto gestionale, focus group su specifiche tematiche, ecc).
Gli imprenditori dunque non sono soli, ma devono agire proattivamente per migliorare il governo dei flussi finanziari delle loro imprese.
E’ importante che sviluppino sempre di più una coscienza finanziaria, data da una maggiore consapevolezza del contesto attuale e del posizionamento della loro impresa verso il sistema bancario, dei rischi aziendali che hanno assunto, dei fabbisogni finanziari prospettici e dei fidi effettivamente disponibili e degli strumenti alternativi che possono trovare sul mercato. Superare il difficile momento congiunturale non dipende solo dalle banche ma anche dallo spirito di iniziativa e di reazione positiva degli imprenditori.
Melissa Cogo