In questo contesto, le banche commerciali italiane, pur soffrendo relativamente meno delle colleghe europee, vista la possibilità di fare raccolta sul mercato retail, stanno riducendo significativamente i propri impieghi a medio-lungo termine sul banking book, sia verso i privati che verso le imprese.
Per molti Istituti, l’ordine di “scuderia” verso la rete è: “aumentare la raccolta e limitare al minimo indispensabile gli impieghi a medio termine fino a fine 2011”.
Il crescente costo della raccolta ha fatto lievitare gli spread a valori mai visti prima sul mercato finale. Anche le imprese più solide ormai non riescono a finanziarsi a medio termine a meno di 250 bps, con una media di mercato che vede spread ben oltre ai 400 bps, in continua crescita.
Questa situazione va letta anche in relazione alla maggiore dipendenza strutturale delle imprese italiane dal credito bancario rispetto ad altre fonti di finanziamento: il debito delle imprese italiane sul PIL ha superato l’82% e la quota del debito verso le banche ha raggiunto ca il 60%. Dal 2007 queste stesse incidenze sono aumentate di ca 8-10 punti percentuali sul PIL (Bollettino Bankit N.66 Ottobre 2011).

Il debito continua a salire in una situazione recessiva, in presenza di oneri crescenti al servizio del debito e di compressione di margini e autofinanziamento. L’eccesso di leva finanziaria è una debolezza che riguarda entrambe le parti in causa (Imprese e Banche) e rappresenta un peso che può inficiare qualsiasi intervento per la crescita.

Di fronte ad una ulteriore probabile espansione dei fabbisogni finanziari delle PMI è necessario attivare nuove forme di funding sia dal lato del debito che dei mezzi patrimoniali, e forme che combinino entrambe le caratteristiche.

La necessità di forme alternative di funding

Spread elevati e carenza di offerta di finanziamenti a medio termine da parte del sistema bancario, aprono una “finestra di mercato” interessante su forme alternative di funding per le PMI.
Nonostante i costi e la complessità operativa sottostante, l’emissione di obbligazioni potrebbe diventare una soluzione di funding molto competitiva, anche per le imprese di minori dimensioni .
Tali obbligazioni potrebbero essere sottoscritte da Intermediari finanziari, pubblici e privati, alla ricerca di rendimenti più interessanti dei titoli di Stato o delle obbligazioni “investment grade”.

A tale fonte potrebbero ricorrere in primis le imprese con buona redditività (PFN/PN <2, PFN/MOL <3) che necessitano di risorse finanziarie per progetti investimento, in particolare volti all’internazionalizzazione.
Le obbligazioni dovrebbero avere tipicamente una durata di 3- 5 anni, con importi minimi per singola operazione a partire da € 1 milione, cedola fissa o variabile, spread allineati al mercato bancario.
L’intervento di soggetti pubblici e privati che operano nel mercato delle garanzie e già dispongono di specifiche risorse finanziarie (es. SACE , SIMEST , FINEST, Fondo di garanzia, Fondo Italiano Investimento, FEI, Confidi) risulta determinante per migliorare la qualità delle emissioni e per conferire spessore a tale mercato. Anche la fiscalità su tali strumenti andrebbe adeguata, individuando forme di incentivazione fiscale, anche temporanee, per le società emittenti e per eventuali investitori Privati (Interessi e Capital Gain).

Il ruolo degli investitori e dei Fondi Specializzati

I fattori di debolezza strutturale delineati e le condizioni di mercato in cui si trovano ad operare le PMI italiane dovrebbero indurle ad una riflessione seria sul problema della sostenibilità degli equilibri finanziari e della stuttura del debito, facendo maggiore ricorso a forme di indebitamento “non creditizie”. Dall’altro lato le Banche, in particolare quelle medio-piccole, nel focalizzare il corporate Banking nel segmento delle PMI potrebbero veicolare tali interventi su investitori specializzati, interni e/o esterni, realizzando anche forme di partnership interbancarie. Ne guadagnerebbero il profilo di rischio complessivo e la possibilità di convogliare masse critiche di risorse.

Le obbligazioni potrebbero essere acquistate da Fondi di investimento dedicati alle PMI, da comparti dedicati di Fondi specializzati sul debito, oppure essere oggetto di cartolarizzazione. In particolare, quest’ultima soluzione potrebbe consentire di aumentare la “diversificazione” del portafoglio obbligazionario e attirare investitori interessati ad operazioni di maggior dimensioni.
Gli investitori/sottoscrittori di questi Fondi specializzati nel debito sarebbero tipicamente investitori istituzionali (Fondazioni, Fondi pensione italiani ed esteri, Assicurazioni, Organismi sovranazionali, ecc.), Intermediari specializzati nel Private Placement e Privati (es. Family Office alla ricerca di elevati rendimenti).

Merita una considerazione a parte il ruolo delle Regioni, delle Finanziarie regionali e delle Associazioni Industriali territoriali.
Le Regioni potrebbero stipulare convenzioni con intermediari specializzati per favorire interventi nell’ambito di specifiche condizioni, verificandone la sussistenza attraverso le Finanziarie regionali. Con le Associazioni Industriali esse potrebbero promuovere la realizzazione di “Centri di Documentazione Imprese” (Centrali di Bilancio territoriali) al fine di migliorare le caratteristiche di trasparenza e di affidabilità, anche prospettica, dell’informativa riguardante i profili reddituali e patrimoniali delle PMI.
Insomma creare un “ecosistema locale” che favorisca la sostenibilità del debito delle PMI con sviluppo di queste forme alternative di finanziamento.

Maurizio Belli