Dal nostro sondaggio già pubblicato in queste “Discussioni di” si rileva che per migliorare il rapporto banca – impresa serve in particolare:
  • Un set informativo più completo da parte delle imprese 
  • Maggiore conoscenza dell'attività aziendale da parte delle banche 
  • La disponibilità dell'imprenditore ad ottimizzare la struttura finanziaria dell'azienda 
Sempre da tale sondaggio emerge la consapevolezza delle imprese circa l’importanza di migliorare il set informativo da presentare alle banche per favorire da parte delle stesse una maggiore capacità di selezionare le imprese che meritano credito e supporto finanziario a progetti di sviluppo. L’auspicio è che pur con i vincoli derivanti dal contesto macro-economico, le banche riescano ad attivare nuove metodologie e processi per selezionare le imprese migliori da sostenere.

Ad avviso di chi scrive, la ripresa di un dialogo costruttivo tra Banca ed Impresa richiede impegno da entrambe le parti e tempi spesso non compatibili con le condizioni ed i fabbisogni strutturali che caratterizzano larga parte del sistema finanziario ed industriale italiano.

La situazione va infatti letta anche in relazione alla maggiore dipendenza strutturale delle imprese italiane dal credito bancario rispetto ad altre fonti di finanziamento (dal 2007 l’incidenza è aumentata di ca 8-10 punti percentuali sul PIL).

Il debito continua a salire in una situazione recessiva, in presenza di oneri crescenti al servizio del debito e di compressione di margini e autofinanziamento. L’eccesso di leva finanziaria è una debolezza che riguarda entrambe le parti in causa (Imprese e Banche) e rappresenta un peso che può inficiare qualsiasi intervento per la crescita.

L’afflusso di credito bancario è infatti destinato a coprire prioritariamente i fabbisogni finanziari di breve (circolante) e operazioni di ristrutturazione del debito a più lunga scadenza.

Di fronte ad una ulteriore probabile espansione dei fabbisogni finanziari, delle PMI in particolare, è sempre più necessario attivare nuove forme di finanziamento sia dal lato del debito che dei mezzi patrimoniali, e forme che combinino entrambe le caratteristiche. I fattori di debolezza strutturale delineati e le condizioni di mercato in cui si trovano ad operare le PMI italiane dovrebbero indurle ad una riflessione seria sul problema della sostenibilità degli equilibri finanziari e della struttura del debito, facendo maggiore ricorso a forme di indebitamento “non creditizie”.

Dall’altro lato le Banche, in particolare quelle medio-piccole, nel focalizzare il proprio ruolo nel segmento delle PMI potrebbero veicolare tali interventi su investitori specializzati, interni e/o esterni, realizzando anche forme di partnership interbancarie. Ne guadagnerebbero il profilo di rischio complessivo e la possibilità di convogliare maggiori risorse finanziarie rispetto a quelle a disposizione delle banche stesse.

Gli strumenti finanziari di elezione sono forme di emissioni obbligazionarie, quali quelle incentivate dal DL Sviluppo, che potrebbero essere acquistate da Fondi di investimento dedicati alle PMI, da comparti dedicati di Fondi specializzati sul debito, oppure cartolarizzazioni che consentano di fare il pooling anche di posizioni “small ticket”.
In particolare, quest’ultima soluzione potrebbe consentire di aumentare la “diversificazione” del portafoglio obbligazionario e attirare investitori interessati ad operazioni di maggiori dimensioni. Gli investitori/sottoscrittori di questi Fondi specializzati nel debito sarebbero tipicamente investitori istituzionali (Fondazioni, Fondi pensione italiani ed esteri, Assicurazioni, Organismi sovranazionali, ecc.), Intermediari specializzati nel Private Placement e Privati (es. Family Office alla ricerca di elevati rendimenti).

In questa prospettiva alcune Regioni stanno maturando prime esperienze significative per lo sviluppo di ecosistemi finanziari locali ad integrazione e complemento dell’intermediazione creditizia tradizionale.



Al riguardo merita una considerazione a parte il ruolo delle Regioni, delle Finanziarie regionali, dei Fondi Pensione territoriali e delle Associazioni Industriali. Le Regioni potrebbero stipulare convenzioni con intermediari specializzati per favorire interventi nell’ambito di specifiche condizioni, verificandone la sussistenza attraverso le Finanziarie regionali. Con le Associazioni Industriali esse potrebbero promuovere la realizzazione di “Centri di Documentazione Imprese” (Centrali di Bilancio territoriali) al fine di migliorare le caratteristiche di trasparenza e di affidabilità, anche prospettica, dell’informativa riguardante i profili reddituali e patrimoniali delle PMI. I Fondi Pensione potrebbero considerare i nuovi strumenti/veicoli di investimento forme eleggibili per l’allocazione di parte dei propri asset.

Insomma creare un “ecosistema locale” che favorisca la sostenibilità del debito delle PMI con lo sviluppo di nuovi circuiti finanziari e forme alternative di finanziamento.



di Emanuele Facile e Paolo Marizza