Editoriale allegato alla Newsletter n.2 di Giugno 2011.

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Lo scorso 16 giugno si è tenuto IFFI – Innovazione della finanza, finanza dell’innovazione - appuntamento annuale di Financial Innovations di riflessione su temi di attualità di finanza e credito. Quest’anno le tematiche prescelte sono state: “Il credito e la patrimonializzazione per la crescita delle imprese – La domanda e l’offerta di prodotti e servizi finanziari nel post crisi” per la sessione della mattina, e “Il risk management in periodi di elevata volatilità” per la sessione del pomeriggio.

Il prof. Mario Anolli dell’Università Cattolica ha delineato uno scenario di credito selettivo per i prossimi anni, evidenziando le carenze nel processo del credito di banche sia di grande che piccola dimensione che potrebbero rendere difficile una efficiente allocazione dei prestiti alle imprese ed ai progetti più meritevoli di credito. Gli autorevoli ospiti ci hanno dato un quadro molto aggiornato delle iniziative dei diversi operatori, dal private equity, alla finanziaria di partecipazioni di matrice pubblica, all’investitore istituzionale, al mercato primario della Borsa Italiana, all’associazione degli industriali.

È emerso in linea generale che gli operatori, sia pubblici che privati, stanno avviando iniziative valide e innovative, ma che esse sono ancora in fase embrionale oppure hanno impatti limitati sul sistema economico e creditizio per la loro modesta dimensione o ancora limitata replicabilità. La consapevolezza degli operatori sulle problematiche da risolvere è migliorata, ma molto resta ancora da fare per cambiare marcia.

Ormai si concorda diffusamente che la crescita dimensionale delle imprese italiane richiede una struttura finanziaria più patrimonializzata, ma le nuove soluzioni riguardano solo poche imprese, escludono quelle piccole e nelle prime fasi del ciclo di vita, e non risolvono il primo e più importante nodo: la trasparenza nei criteri di concessione del credito e la capacità di presentare (da parte delle imprese) e valutare (da parte delle banche) i progetti di sviluppo. Si fa presto a dire agli imprenditori di patrimonializzare quando le banche ancora non esplicitano l’impatto dell’intervento sui mezzi propri sull’accesso al credito! Nell’esempio del collega Maurizio Belli, ripreso da Il Sole 24 ore di lunedì 20 giugno, si dimostra che i sistemi di rating valorizzano l’aumento dei mezzi propri solo se accompagnato da aumento della redditività, dei ricavi, del cash-flow, quindi in sostanza se c’è un valido progetto di crescita o ristrutturazione. Si rileva inoltre che molte banche con i loro tool di autovalutazione del rating sono ancora impreparate a dare messaggi incisivi alle imprese clienti.

Molto si deve ancora fare da parte di banche e investitori nella definizione di prodotti finanziari per supportare la crescita delle imprese, ma anche per capire e stimolare la domanda da parte delle piccole e medie imprese.

Essenziale è il ruolo degli operatori privati (banche, investitori) nel percorrere con coraggio, decisione e perseveranza strade poco battute, ruolo che va rafforzato con l’attivazione di progetti di sistema che coinvolgano anche istituzioni e associazioni al fine di coinvolgere in modo massivo nei nuovi percorsi di crescita interi segmenti di imprese.


La sezione del pomeriggio del convegno ha focalizzato il tema della domanda e offerta di prodotti e servizi finanziari sull’area del risk management.
Le aziende di grande dimensione ospiti alla tavola rotonda hanno dimostrato che una fascia evoluta di operatori sta affrontando la gestione dei rischi in modo consapevole, strutturato ed integrato con la pianificazione delle attività di business. In un contesto di elevata volatilità sia di business che di mercato finanziario è impossibile o troppo costoso eliminare completamente il rischio. La definizione di un risk budget consente di considerare già in fase di pianificazione aziendale gli impatti del rischio che il conto economico aziendale può tollerare e quelli che invece vanno assolutamente evitati mediante le tecniche e gli strumenti di copertura. Un contesto normativo (IFRS) in positiva evoluzione consentirà nei prossimi anni di far diventare il risk management uno Strumento di governance dell’azienda”, Coerente negli obiettivi rispetto alle scelte di business ed ai rischi esistenti, Strategico nelle valutazioni sul profilo di protezione / opportunità / costo, Economico / gestionale piuttosto che contabile, Flessibile nelle strategie di copertura, Misurabile nei risultati ottenuti e nei rischi evitati, Cost effective nell’utilizzo degli strumenti finanziari, Coordinato con la pianificazione e controllo dell’azienda sia nella definizione degli obiettivi che nella misurazione degli scostamenti.

Come per le tematiche su credito e patrimonializzazione, la sfida è raggiungere e supportare le PMI.

Gli interventi del convengono
sono scaricabili dal sito al seguente link previa iscrizione al sito.


Nell’area “Discussioni di ….” del nostro sito proseguirà la discussione su questi temi ed invitiamo i lettori a portare le loro idee e lo loro riflessioni.

Emanuele Facile.